La cura e la manutenzione degli spazi verdi (pubblici e privati) sono da inquadrare a tutti gli effetti come attività connesse a quella agricola, se svolte dall'imprenditore florovivaistico.
Viene fornita, inoltre, una definizione giuridica dei "garden center", qualificandoli come strutture gestite da imprenditori agricoli per la vendita e la fornitura di servizi.
Il nuovo schema di decreto legislativo, sviluppato in attuazione della legge delega n. 102/2024, si propone come una vera e propria legge quadro per il comparto del florovivaismo nazionale e non si limita a definire chi sia l'imprenditore agricolo florovivaista, includendo chi produce in vivaio, serra o strutture mobili, ma abbraccia l'intera gamma delle produzioni che vanno dalla floricoltura ornamentale e i fiori eduli al vivaismo frutticolo, viticolo e forestale.
Un aspetto assolutamente innovativo è il riconoscimento tra le attività connesse, di cui al comma 3 dell’art. 2135 c.c., della manutenzione del verde pubblico e privato, che entrano a pieno titolo nel perimetro dell'attività agricola.
La visione del legislatore si estende a tutta la filiera, intesa come un ecosistema che parte dai costitutori di nuove varietà vegetali e arriva ai manutentori del verde tecnico, come quello pensile e verticale.
In questo contesto, i centri per il giardinaggio (“garden center”) vengono definiti come strutture centrali dove l'imprenditore agricolo non solo vende i propri prodotti, ma fornisce servizi e beni complementari, mantenendo la propria qualifica agricola a patto che la produzione propria rimanga prevalente; manca, però, la previsione di una organica disciplina tributaria, permanendo le criticità relative alla distinta tassazione fondiaria e d’impresa delle varie attività esercitate all’interno di queste aziende.
Il provvedimento punta anche sulla formazione giacché da un lato si armonizzano le figure professionali (giardinieri e arboricoltori) per garantire standard qualitativi elevati e dall'altro si promuovono percorsi specialistici attraverso gli ITS Academy e i master universitari, creando un ponte diretto tra ricerca e imprese.
Questi rapporti vengono potenziati anche grazie ai contratti di coltivazione che permettono accordi a lungo termine (addirittura fino a sette anni) tra produttori e committenti, garantendo stabilità alla pianificazione colturale e il sostegno economico e strutturale al comparto, manifestandosi in pieno nella logistica con uno stanziamento fondi (2 milioni di euro per il 2027) destinato a trasformare i mercati all'ingrosso in piattaforme logistiche moderne, capaci di gestire meglio lo stoccaggio e la distribuzione dei prodotti vegetali.
Il provvedimento affronta il tema del degrado delle strutture agricole con l’introduzione di un piano nazionale destinato a recuperare le serre deteriorate, incentivando l'efficienza energetica e l'uso di energie rinnovabili in agricoltura; per le aziende locali, inoltre, le regioni potranno introdurre criteri di premialità all'interno dei programmi di sviluppo rurale legati alla PAC.
La governance del comparto viene profondamente rinnovata attraverso la creazione di nuovi strumenti centralizzati con l’istituzione, presso il ministero dell’agricoltura di un ufficio totalmente dedicato alla filiera del florovivaismo e con l’istituzione di un tavolo tecnico permanente che riunisce numerose istituzioni (ISMEA, CREA, AGEA), associazioni di categoria e rappresentanti delle regioni; gli ordini professionali (commercialisti, agronomi, ingegneri, architetti e altri), invece, non sono nemmeno citati.
Una parte consistente del provvedimento è dedicata a questa nuova frontiera ritenuta pilastro per la transizione ecologica e il decreto apre alla collaborazione tra pubblico e privato, permettendo la cessione di materiali di moltiplicazione certificati a operatori privati per la forestazione urbana e il ripristino ambientale; una attenzione particolare è rivolta ai piccoli comuni, che avranno priorità nei programmi di messa a dimora di alberi, preferendo specie autoctone per tutelare la biodiversità locale e, per agevolare queste operazioni, le regioni e gli altri enti locali potranno concedere terreni pubblici a canone agevolato, con la possibilità innovativa di pagare il canone "in natura", ovvero tramite la fornitura di piante certificate.
Le disposizioni, infine, assicurano che tutto questo nuovo impianto normativo si muova nel rispetto delle autonomie delle regioni, anche a statuto speciale, e delle normative comunitarie in materia fitosanitaria e sementiera. Il tutto, inoltre, dovrà avvenire senza generare nuovi oneri per la finanza pubblica, eccetto per i fondi specificamente stanziati per l'ufficio ministeriale, la logistica e il piano nazionale. Fabrizio Giovanni Poggiani - ITALIA OGGI (riproduzione riservata)
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