Ok alla riforma delle Bcc.


  • Sistema bancario più solido


    Ok definitivo al progetto di riforma delle Banche del Credito Cooperativo (Bcc). E’ arrivato ieri in tarda serata l’ok da Palazzo Chigi al decreto legge contenente misure urgenti per la riforma delle banche di credito cooperativo e altre disposizioni urgenti per il settore del credito. Le Bcc entreranno in un gruppo con un patrimonio di 1 miliardo e sarà "un grande ombrello di salvataggio e coesione" ha detto al termine del Cdm il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, assieme al ministro dell'economia Pier Carlo Padoan, sottolineando come nel sistema delle Bcc "ci sono esempi di straordinaria buona gestione ed è un modello che non va buttato via, ma difeso e protetto". Il premier ha quindi spiegato come "abbiamo ricevuto una proposta di autoregolamentazione dalle Banche di credito cooperativo e tra queste ci sono esempi di straordinaria buona gestione, gente valida di grande livello ed e' un modello che non va buttato via, non buttiamo via il bambino con l'acqua sporca". Nello specifico il decreto legge contiene la riforma delle Bcc e il recepimento nella legislazione dell’accordo raggiunto con la Commissione Europea sullo schema di garanzia per agevolare le banche nello smobilizzo dei crediti in sofferenza. Inoltre, per favorire il recupero dei crediti, è stata inserita una misura che agevola la vendita di immobili in esito a procedure esecutive, prevedendo una netta riduzione dell’imposta di registro che deve essere versata nella misura fissa di 200 euro (anziché del 9% per valore di assegnazione). L'agevolazione è fruibile a condizione che l'immobile sia rivenduto nei due anni successivi. Escluso dal decreto invece il percorso di rimborso dei risparmiatori che nel salvataggio delle quattro banche hanno perso il controvalore delle proprie obbligazioni subordinate.

    Renzi, adesso sistema è più solido


     “La questione bancaria oggi è al centro dell’attenzione dei mercati di tutto il mondo”: così il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel corso della conferenza stampa di ieri. Dopo le misure che hanno previsto l’aggregazione delle banche popolari nel gennaio 2015, il nuovo pacchetto si inserisce nel disegno di ristrutturazione del sistema bancario italiano con l’obiettivo di rafforzarlo e renderlo resiliente, più resistente agli shock. Fanno parte di questo disegno anche l’autoriforma delle Fondazioni di origine bancaria, sostenuta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in qualità di Autorità di vigilanza.

    Le linee guida dell'intervento


     Le linee guida dell’intervento riformatore, precisa Palazzo Chigi, sono: 
    •    confermare il ruolo delle BCC come banche cooperative delle comunità e dei territori; 
    •    migliorare la qualità della governance e semplificare l’organizzazione interna; 
    •    assicurare una più efficiente allocazione delle risorse all’interno del sistema; 
    •    consentire il tempestivo reperimento di capitale in caso di  tensioni patrimoniali, anche attraverso l’accesso di capitali esterni al mondo cooperativo; 
    •    garantire l’unità del sistema per accrescere la competitività e la stabilità nel medio-lungo periodo.

    In particolare, la riforma del settore del credito cooperativo prevede:
    •    Obbligo per le Bcc di aderire ad un gruppo bancario cooperativo che abbia come capogruppo una società per azioni con un patrimonio non inferiore a 1 miliardo di euro. L’adesione ad un gruppo bancario è la condizione per il rilascio, da parte della Banca d’Italia, dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria in forma di banca di credito cooperativo.
    La Bcc che non intende aderire ad un gruppo bancario, può farlo a condizione che abbia riserve di una entità consistente (almeno 200 milioni) e versi un’imposta straordinaria del 20 per cento sulle stesse riserve. Non può però continuare ad operare come banca di credito cooperativo e deve deliberare la sua trasformazione in spa. In alternativa è prevista la liquidazione. 
    •    La società capogruppo svolge attività di direzione e di coordinamento sulle Bcc in base ad accordi contrattuali chiamati ‘’contratti di coesione’’.  Il contratto di coesione indica disciplina e poteri della capogruppo sulla singola banca. I poteri saranno più o meno stringenti a seconda del grado di rischiosità della singola banca misurato sulla base di parametri oggettivamente individuati.
    •    La maggioranza del capitale della capogruppo è detenuto dalle Bcc del gruppo. Il resto del capitale potrà essere detenuto da soggetti omologhi (gruppi cooperativi bancari europei, fondazioni) o destinato al mercato dei capitali. 
    •    Al fine di favorire la patrimonializzazione delle singole BCC è stato elevato il limite massimo dell’investimento in azioni di una banca di credito cooperativo e il numero minimo dei soci.
    •    La capogruppo potrà sottoscrivere azioni di finanziamento (di cui all’articolo 2526 del codice civile) per contribuire al rafforzamento patrimoniale delle BCC, anche in situazioni diverse dall’inadeguatezza patrimoniale o dall’amministrazione straordinaria.
    •    Disposizioni transitorie: la banca che intende assumere il ruolo di capogruppo deve trasmettere la relativa comunicazione alla Banca d’Italia entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore delle disposizioni di attuazione della stessa Banca d’Italia.  Il contratto di coesione è stipulato entro 90 giorni dalla conclusione degli accertamenti di Banca d’Italia. Sono previsti 60 mesi dall’entrata in vigore della legge per l’adeguamento da parte delle Bcc al nuovo numero minimo di soci.